Antoine de Saint-Exupéry

Il Piccolo Principe


    

CAPITOLO XXVI

C'era a fianco del pozzo un vecchio muro di pietra in rovina. Quando ritornai dal mio lavoro l'indomani sera, vidi da lontano il mio piccolo principe che era seduto la sopra, le gambe penzoloni. Lo udii che parlava.

"Non te ne ricordi piu?" diceva, "non e proprio qui!"

Un'altra voce senza dubbio gli rispondevo, perché egli replico:

"Si! si! E proprio questo il giorno, ma non e qui il luogo"

Continuai il mio cammino verso il muro. Non vedevo, né udivo ancora l'altra persona. Tuttavia il piccolo principe replico di nuovo:

"Sicuro.Non hai che da attendermi la. Ci saro questa notte".

Allora abbassai gli occhi ai piedi del muro e feci un salto! C'era la drizzato verso il piccolo principe, uno di quei serpenti gialli che ti uccidono in trenta secondi. Arrivai davanti al muro giusto in tempo per ricevere fra le braccia il mio ometto, pallido come la neve. "Che cos'e questa storia! Adesso parli con i serpenti!"

Mi disse:

"Sono contento che tu abbia trovato quello che mancava al tuo motore. Puoi ritornare a casa tua".

Soggiunse "Anch'io, oggi, ritorno a casa".

Poi, melanconicamente:

"E' molto piu lontano e molto piu difficile"

Mi sentii gelare per il sentimento dell'irreparabile. E capii che non potevo sopportare l'idea di non sentire piu quel riso. Era per me come una fontana nel deserto.

"Ometto voglio ancora sentirti ridere"

Ma mi disse:

"Sara un anno questa notte. La mia stella sara proprio sopra al luogo dove sono caduto l'anno scorso"

"Ometto, non e vero che e un brutto sogno quello del serpente, dell'appuntamento e della stella?"

Ma non mi rispose. Disse:

"Quello che e importante non lo si vede"

"Certo"

"E' come per l'acqua. Quella che tu mi hai dato da bere era come una musica, c'era la carrucola e c'era la corda… ti ricordi… era buona".

"Certo"

"Guarderai le stelle, la notte. E' troppo piccolo da me perché ti possa mostrare dove si trova la mia stella. E' meglio cosi. La mia stella sara per te una delle stelle. Quando ti guarderai il cielo, la notte, visto che io abitero in una di esse, visto che io ridero in una di esse, allora sara per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, delle stelle che sanno ridere!"

E rise ancora.

"Sara come se ti avessi dato, invece delle stelle, mucchi di sonagli che sanno ridere"

E rise ancora. Poi ridivenne serio.

"Questa notte sai, non venire".

"Non ti lascero".

"Sembrera che io mi senta male… sembrera un po' che io muoia. E cosi. Non venire a vedere, non vale la pena…"

"Non ti lascero".

Ma era preoccupato.

"Ti dico questo… Anche il serpente. Non bisogna che ti morda& I serpenti sono cattivi. Ti puo mordere solo per il piacere di…"

"Non ti lascero".

Ma qualcosa lo rassicuro:

"E vero che non hanno piu veleno per il secondo morso… "

Quella notte non lo vide mettersi in cammino. Si era dileguato senza far rumore. Quando riusci a raggiungerlo camminava deciso, con un passo rapido. Mi disse solamente:

"Ah! Sei qui"

E mi prese per mano. Ma ancora si tormentava:

"Hai avuto torto. Avrai dispiacere. Sembrero morto e non sara vero"

Io stavo zitto.

"Capisci? E' troppo lontano. Non posso portare appresso il mio corpo. E' troppo pesante".

Io stavo zitto.

"Sara bello, sai. Anch'io guardero le stelle. Tutte le stelle saranno dei pozzi con una carrucola arrugginita. Tutte le stelle mi verseranno da bere"

Io stavo zitto.

"E' la. Lasciami fare un passo da solo".

Fece un passo. Io non potevo muovermi.

Non ci fu che un guizzo giallo vicino alla sua caviglia.

Rimase immobile per un istante. Non grido. Cadde dolcemente come cade un albero. Non fece neppure rumore sulla sabbia.